Alberto Ciprian
Chi sono
Biografia & Statement
Biografia
Alberto Ciprian (Conegliano, 1996) è un fotografo e stampatore che radica la propria opera nell’interazione materica tra luce, chimica e supporti fotosensibili tradizionali.
Formatosi attraverso un percorso tecnico e gestionale che ha impresso un metodo analitico e sperimentale alla sua indagine, approccia la fotografia rifiutando ogni mediazione digitale a favore della presenza fisica dell’immagine. La sua ricerca abbraccia i diversi registri della pratica analogica — dall’intimità del medio formato all'imponenza del banco ottico, fino alle sperimentazioni monumentali in ultra grande formato e alla stampa a contatto con processi storici come cianotipia e Van Dyke. Nei suoi progetti personali l’atto fotografico diventa uno strumento di auto-analisi, indagine sulle relazioni e custodia della memoria, trasformando il supporto fotosensibile in una testimonianza tangibile e incorruttibile della realtà.
Fondatore di Conservatorio Fotochimica, affianca alla ricerca artistica la cura di un atelier artigianale e laboratorio indipendente votato alla formulazione chimica avanzata, alla stampa Fine Art e alla conservazione della cultura di camera oscura. Guidato da una profonda vocazione maieutica, promuove un dialogo costante con autori, allievi e collezionisti, concependo il laboratorio come uno spazio di studio condiviso e di maestria artigianale orientato alla continua tensione verso la perfezione tecnica ed espressiva.
I suoi lavori e progetti di ricerca sono stati presentati in mostre e festival dedicati alla fotografia d'autore sia in Italia che all'estero.
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Panoramica
Nel panorama contemporaneo le immagini hanno perso il loro peso. Fluttuano sugli schermi come dati trasparenti, consumate all’istante e prive di una reale presenza fisica. Non possiedono un corpo, non invecchiano, non lasciano traccia. La fotografia in Ultra Grande Formato (ULF) si muove nella direzione opposta: è un atto di attrito materiale. Operare su questo formato significa sottrarre l'immagine all'infinita riproduzione digitale per restituirle una concreta consistenza fisica.
Il cuore di questo processo è una camera a banco ottico Lamperti & Garbagnati Milano del 1905/15. Nata per la precisione cartografica, impone il peso della pura meccanica: telai capaci di ospitare lastre fino a 60×60 cm (24x24 inch), un soffietto estendibile fino a due metri e una profondità di campo ridotta a pochi millimetri. Impressionare una superficie simile in scala reale richiede un fabbisogno energetico fuori dal comune: la soglia minima di lavoro è di 9.000 Joule, necessaria per impressionare supporti fotosensibili la cui sensibilità reale si attesta attorno a 1 ISO.
Per raggiungere questa potenza luminosa senza compromessi, la ricerca si è estesa alla progettazione dell'impianto flash: a partire da moduli storici Bowens, sono in fase di realizzazione due generatori da 9.000 Joule, ciascuno dedicato ad alimentare tre torce flash da 3.000 Joule. Con i 9.000 Joule attuali la luce va concentrata da parabole argentate e lenti Fresnel, dura e difficile da plasmare: il nuovo impianto aprirà lo schema luci a modificatori più morbidi. L'architettura è rigorosamente elettromeccanica: escludere ogni circuito integrato moderno azzera i guasti elettronici tipici dei dispositivi attuali, garantendo una scarica massiccia, affidabile e immune all'obsolescenza programmata.
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Ritratto Analogico
Il ritratto analogico impone un tempo diverso. La macchina è lenta, le pose sono poche e ognuna costa. Da questo vincolo nasce una qualità dell'attenzione che il digitale ha reso rara: si guarda prima di scattare, e chi è ritratto lo avverte.
In ultra grande formato il volto torna alla carta nella sua misura intera, in scala 1:1. Non esiste negativo: la sessione si conclude con un esemplare unico, che nessuno potrà replicare.
Raccontami il ritratto che hai in mente.
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